sabato 9 dicembre 2017

Buona preparazione ai nuovi viaggi

https://www.youtube.com/watch?v=xZlAr7dbYe4

Questa sopra la canzone che noi del coro Joy abbiamo amato tanto, del gruppo Gen Arcobaleno.
Mi piace pensare che la strada la disegnamo noi stessi, con i nostri gesti, le nostre azioni, i nostri pensieri ed i nostri sogni.
Qui sotto appunti di viaggio di un anno fa a confronto....
Buon viaggio, durante l'Avvento, verso il Natale del Signore, a tutti nostri amici.
Buon viaggio per le vacanze, buon viaggio per l'anno nuovo.
In ebraico la parola ebraica "dèrek " vuol dire:  “via”, strada, viaggio, è una metafora per indicare lo stile di vita etico-religioso e sociale; nella versione greca detta “Settanta” (LXX) si parla della via della vita, via della salvezza. E a noi pellegrini piace proprio tanto!

http://www.pineroloindialogo.it/pineroloindialogo2017/pineroloindialogo12_2017/viaggiare.htm

lunedì 4 dicembre 2017

Apertura per riprenderci la morbidezza

Questa bella creatura è Asia con una sua passata cucciolata, sbucano qui e lì Moka ed Emma coi fratellini… che tenerezza!
Dove risiede questo sentire?
Per A. Lowen, sentire «il piacere è la percezione di un movimento espansivo nel corpo: aprirsi, protendersi, entrare in contatto. Gli atteggiamenti di chiudersi, ritirarsi, controllarsi vengono vissuti come ansia e dolore».
Conosco delle persone che si mostrano in modo spinoso e persino aggressivo. Mi ero già detta "è una maschera",  oppure "una difesa" ma non mi era chiaro da dove venisse e perché spingessero solo questo fuori da sé.
Poi ho avuto un'ispirazione. Innanzitutto ho visto la mia e l'ho addomesticata. Poi...
In Capitan Hook, il Peter Pan diretto da Spielberg, con Robin Williams nei panni di un Peter adulto, avvocato con figli, e Hook, Uncino, interpretato da Dustin Hoffmann, la bimba di Peter, alla fine della storia, osservando il grande coccodrillo impagliato che si è inghiottito Uncino (ecco, ormai ve l'ho raccontato, ma sicuramente lo sapevate!) dà una spiegazione all'acredine del Vecchio Capitano: «poverino, gli mancava la sua mamma». E' così?! chissà…
queste parti di noi così dure, sono così perché "cresciute in assenza di tenerezza".
Se c'è tenerezza ci apriamo e ci ascoltiamo. Comprendiamo.
Quindi crescere non è proprio per nulla cancellare i difetti o esaltare i pregi. Ma aprirsi, espandersi. Così i nostri difetti si trasformano.

sabato 2 dicembre 2017

Corenergetica x riprenderci l'energia

Presso la Scuola la Commedia i miei insegnanti terranno giornate aperte e serate di bodywork.
Uno dei primi straordinari risultati è di trovare in noi stessi molta più energia.

Uno dei più semplici esercizi consiste nello stare in grounding, ossia in posizione di radicamento. Per scoprire di più www.scuolalacommedia.it


angelica1212.oneminutesite.it

mercoledì 29 novembre 2017

Respira e riposa

Quest'anno il corso Libera la voce  presso la sede pinerolese Uni3 ha oltre 60 iscritti wow! Per fortuna non venite tutti insieme!  Ma mi piacete molto, sento che mi sto perfezionando.. . Quindi ecco una lezione extra breve breve. Respirare x dormire. Come? Facile. Innanzitutto respirazione addominale e non toracica, poi lentissimo espiro. In particolare tenendo la lingua appoggiata all'interno dei denti incisivi, e, con la bocca socchiusa emettere un silenzioso "th". 5 volte e poi si dorme. Provate un poco....

martedì 28 novembre 2017

Respirare per prepararsi a scrivere


La scrittura a mano, così come il disegno o la pittura, inducono a movimenti e muscoli completamente diversi rispetto alla scrittura digitale, in cui si batte su una superficie piana. Così Valeria Maggiali ha ideato una sequenza di asana (yoga) di preparazione alla scrittura, in cui sentire il corpo, per fare spazio al silenzio, dove abitano le parole, per dare vita ai gesti che si trasformano le parole.

Dandasana: Seduti con la schiena dritta e le gambe distese in avanti alla distanza dei fianchi, le braccia lungo il corpo e le mani con i polpastrelli delle dita puntati. Ad ogni inspirazione premere i polpastrelli e gli ischi a terra mentre si allunga la colonna verso l’alto. Ad ogni espirazione sgonfiare il petto e premere l’ombelico verso la colonna e verso l’alto. Le gambe attive, premute verso terra, compresi il cavo dietro il ginocchio e i talloni.
In Dandasana eseguire la sequenza: inspiro e unisco gli avambracci fino a far combaciare i mignoli, mi preparo all’ascolto. Espiro, allontano le braccia e ricevo. Inspiro, piego le braccia verso l’alto fino ad avere i gomiti all’altezza delle spalle, guardando le mani contemplo ciò che ho ricevuto. Espiro, porto le braccia dietro la testa, tenendo gli avambracci premuti e trasformo in riflessione ciò che ho ascoltato. Ripeto per 5 volte.
Sukasana: Metto le mani dietro la schiena con le dita rivolte verso i glutei, premendo sui polpastrelli apro il petto verso l’alto, a ciò che verrà. Torno in Sukasana e mi ringrazio per questi minuti di pratica e passo le mani unite in anjali mudra (mani giunte, saluto) sulla fronte ripetendo mentalmente “benevolenza nei pensieri”, sulla bocca “ benevolenza nelle parole” sul cuore, “benevolenza nel sentire”. Termino con un respiro.
Ripeto la sequenza fino al momento in cui mi sento pronto a scrivere. Scrivere anche solo una parola, un elenco di parole, una breve lettera. Senza paura della sintassi, senza paura della grammatica. (lib. cit. N. Cinotti)

venerdì 24 novembre 2017

Riprendiamoci i nostri sensi

«Stai nel sentire». Lo dico per me, non è scontato. Anzi.
Lo dico col mio bel bagaglio di immaginazione e fantasia.
Ma le risposte dei sensi hanno risonanze affettive, non siamo insensibili a ciò che vediamo, udiamo, odoriamo, tocchiamo. Spesso la risposta sensoriale è la porta per l’emergere di una emozione. 
Penso a certe canzoni che mi risunonano dentro, odori che mi attirano (o schifano), sapori che mi fanno tornare indietro.
C'è un legame forte tra sentire ed emozioni.
La mia propriocezione mi informa sulla posizione del corpo e delle sue parti. Tutte collegate. 
«…E’ importante come stai lì, in piedi. Come ascolti la cosa che sta per accadere. Come respiri»
(William Stafford da “Essere una persona”).

I sensi ci mettono in contatto con il mondo di fuori e quello di dentro.
I sensi sono anche il nostro punto di contatto con l’esperienza e sono quindi estremamente suscettibili ai processi di ritiro ed espansione.

Ho trovato un modo per definire i landscapes che ci giungono dai nostri sensi.
Dalla vista.
Guardo l'angolo autunnale di bosco che spunta dalla finestra. Se sono triste vedo le foglie morte. Se sono allegra vedo il giallo che ride.
E quando sono io ad essere vista? Il mio corpo risuona diversamente se mi osserva mio marito, piuttosto della capoufficio.
Vedere ed essere visti esprime reciprocità e influenza le emozioni
Dall'udito
Certi suono sono un concerto, gli uccellini quando passo in bici, certi altri mi feriscono, come gli strombazzi dei clacson. Dipende anche da me: i corvi mi ricordano che sono necrofagi e il loro crac mi urta. Il clacson di un'auto di un amico mi fa piacere.  
Dal tatto
Il contatto ci nutre. Non solo quello delle persone, ma anche
il calore del sole o l'aria come dice la nostra insegnante Assunta Bianciotto.
Possiamo essere fuori contatto – non amiamo internet perché che contatto ci dà? – possiamo perdere il contatto, sentirci toccati (nel cuore) e toccare il cielo con un dito!
Dal gusto e dall'odorato
Mi piace entrare in cucina e sentire l'odore del caffé, diceva la mia amica Giulia. Lo si pregusta.
Mentre dal canto mio non amo l'odore del pesce cucinato la sera prima.
A me piace l'odore di Mauro mio marito. Sa di biscotto al cioccolato. Dev'essere per questo che l'ho sposato.
Ci sono odori che dipendono dal profumo o dalla pulizia: è un messaggio intimo che richiama la mia attenzione. Altri ancora arrivano dall'Oltre ma questo è un altro affare.


Cosa mi aiuta a lasciar arrivare a me una sensazione, senza abbellimenti e senza sforzo? Una sfida elementare all’attenzione e alla ricezione. Sentire qualcosa senza giudicare è difficile, eppure è molto interessante. angelica1212@oneminutesite.it

Sentire non è pensare

Sentire non è pensare, l'avevo già detto?

Sentire con il corpo. Pensare con la mente.
Restiamo sul reale, anatomia e organi di senso, non fantasia o sogni ad occhi aperti, ulteriori illusioni.
La mente ci imbroglia ogni 3x2. Il corpo no.
La mente ci porta nel loop finché non riceviamo una sensazione diversa, che sentiamo dal corpo, e da lì usciamo dal circolo vizioso, e cambiamo la sensazione, che - se è consapevole - cambia il pensiero, l'immagine, l'emozione, le quindi anche il ricordo.
Mi son trovata a leggere quest'assurdità: "alziamo le nostre vibrazioni cambiando i pensieri"
No. Le vibrazioni sono corporee, di luce, di musica anche, ma corporee.
Quindi non passano dal pensiero.
Cambiare i pensieri non è una scelta a comando, tutt'altro.
Se sento, vibro.
Se il corpo è vivo si sente di più.
Quando è vivo? quando respira e vibra.
Incominciamo dal sentire il nostro corpo. Come i bambini, quando avviene che, con un po' di pratica e di tempo, si accorgono dove finisce il proprio e poi inizia la mamma…
Se il corpo è rigido diventa meccanico e tutte le funzioni vengono demandate alla testa.
Così i nostri mali fisici e mentali, la nostra vita che non funziona, le persone che ci feriscono, il partner che non ci capisce, il lavoro che non ci piace, tutto ritorna come un ciclone, addosso a noi e noi non andiamo da nessuna parte. Soprattutto siamo convinti che sia colpa del ciclone.
Quel ciclone mentale che noi stessi abbiamo innescato.

domenica 19 novembre 2017

La cura


Questa è la manifestazione di un mio sentire dell'energia che cambia....


venerdì 17 novembre 2017

Cambiamo l'energia

Se si resta nelle parole mi sembra tutto inutile... penso sia fondamentale passare dalle parole ai fatti. Nessun cambiamento nella comprensione è credibile se non si accompagna dai fatti!
La storia viva di una persona è registrata nel corpo, ma la storia cosciente lo è nelle parole. Se manca la memoria delle esperienze mancano anche le parole per descriverle. Chi possiede la memoria la traduce in parole, espresse tra sé e sé, pronunciate o scritte. In ogni caso la memoria, una volta tradotta in parole, assume una realtà oggettiva, specialmente se le parole vengono espresse.Alexander Lowen

giovedì 9 novembre 2017

Essere gentili. Perché?

Essere gentili.
Ho preso a prestito una vignetta dei Peanuts perché loro con gentilezza ci fanno riflettere, senza urlare, senza parolacce, senza modi bruschi.
Per me la gentilezza è una virtù importante. Non è solo buona educazione.
Mi sono resa conto che alcuni non mi credono o non mi hanno creduto, ci leggono un secondo fine. Bé è un atteggiamento che tende a mettere l'altro a suo agio e a non attaccare perché a sua volta non viene attaccato. Sicuramente è un modo di porsi e anche di difendersi. Ma non potrebbe semplicemente essere un modo di essere?
Porta con sé un tranello: potrebbe essere frantesa ulteriormente con debolezza, come un'autorizzazione ad essere calpestati. Per me è un fatto reale, accaduto più volte. Ma sto imparando a correggere la rotta, in modo da non autorizzare prevaricazioni.
Perché la prima persona con cui essere gentile sono me stessa. Se autorizzo me stessa ad esistere, ad avere diritti, con gentilezza, anche al di fuori di me questa cosa si percepisce e produce effetto.
L'origine della parola "gentilezza" indica l'appatenenza ad una famiglia con capostipite comune, o ad una razza.
Quel senso di appartenenza è capace di contemplare un reciproco rispetto, un reciproco interesse. Una considerazione dellaltro come parte della propria esistenza, con una qualità di presenza che garantisce lincontro fra due persone. Una presenza affettiva ed ugualmente autorevole, dove il mio esistere non può in alcun modo penalizzare il tuo, dove i miei no, consapevolmente espressi non pregiudicano la relazione. Uno spazio della relazione dove è possibile affermare i diritti senza cadere in stati di subordinazione. 
Dire "mettiamoci nei panni degli altri" è solo un detto. Non avviene realmente.  
Consideriamo adesso lo spazio dellunicità dellaltro. Uno spazio in cui laccoglienza dellaltro determina la cura e lattenzione che io userò nei suoi confronti affiché produca il miglior risultato,  sul piano dellefficienza e della funzionalità, ma anche nel rispetto del piano relazionale. Vorrò così conoscere le differenze, le preferenze fra il mio stile e quello del mio interlocutore, vorrò accettarle e rispettarle, proprio per rendere il tutto più fluido e funzionale nel reciproco interesse e in quello ultimo del risultato a cui desidero arrivare.
Per quanto io possa impegnarmi in questa direzione una considerazione importante riguarda la consapevolezza del fatto che mi rapporto con laltro, sempre e comunque, partendo dallidea che ho di lui. Infatti ci saranno comunque i miei filtri personali che interverranno nella miapercezione di chi mi sta di fronte, ci sarà sempre un non conosciuto da me che merita rispetto, attenzione consapevole e gentilezza.
"Il perno profondo della gentilezza è la presenza. Una presenza allaltro, un rispetto dellaltro, un riconoscimento dellaltro" (Luce Irigaray nel suo libro Amo a te”):
Io non ti so.
Ti ascolto, percepisco ciò che dici, vi sono attento, cerco di sentire in quello che dici, la tua intenzione. Con attenzione a te e con consapevolezza su di me.
Ti ascolto non solamente a partire da ciò che so, che sento, che sono già. Ti ascolto come la rivelazione di una verità non ancora manifestata. La tua!
Consideriamo la presenza sostanza e strumento della gentilezza vera, per qualità, dignità e connessione della relazione con sé stessi e con gli altri. La presenza, unattenzione deliberata rivolta ai 3 livelli, il corpo, le emozioni e i pensieri della persona, sempre nella consapevolezza del contesto in cui si manifestano, può così divenire qualità dellessere che si innesta in un fare.
La gentilezza comprende l'assertività, diviene vera e propria pratica della presenza, di unattenzione sottile che tendea ciò che esiste proprio ora, nello spazio intra-personale e inter-personale E' AT-TENZION = tensione da sé all'altro. Muovendosi da sé allaltro.
E' una diversa modalità di esistere, di abitare sé stessi e di connettersi con gli altri, "una virtù a servizio dellesistere (…): nella considerazione dei suoi talenti, nella presa in carico e cura delle sue sensazioni, emozioni e pensieri, nella determinazione dei suoi obiettivi, nella connessione con le altre persone" (cit. N.Cinotti).
E' vicino a quel "farsi UNO" che tanto piaceva a Chiara Lubich.
«Io vorrei essere uno con tuo pianto, uno col tuo canto, sì perché in fondo alla mia vita prima di me ho messo te». (Gen Rosso)

sabato 4 novembre 2017

Fitoterapia: nella natura c'è tutto!

(fumaria officinalis)

Carissimi lettori e amici,
già vi ho raccontato più volte di piante benefiche per il sistema respiratorio;  ho fatto un intero post sull'iperico, con allegato anche un trattato farmacologico.
Contro il mal di schiena, dolore alla schiena spesso intollerabile, che è la prima causa di assenteismo sul posto di lavoro, si può prendere la scrofularia nodosa; anche l'arnica ha delle proprietà fantastiche per aiutare a combattere dolori articolari, ematomi e reumatismi.
Ginkgo biloba e ginseng siberiano migliorano il funzionamento dei neuroni. La piantaggine lanceolata è un trattamento naturale di base per l'asma.
(piantaggine lanceolata) La melissa migliora la qualità della vita nei casi di sindrome dell'intestino irritabile, rilassa ed aiuta il sonno, così come il fiore della passione e il thé di valeriana.
C'è una super tosse? rafano nero!
Le alghe
stimolano la ghiandola tiroide (ma andateci piano). Il larice rafforza il sistema immunitario, è tradizionalmente raccomandato in caso di infezioni ricorrenti, soprattutto otite, sinusite, laringite; il desmodium, il cardo mariano, la fumaria riducono gli effetti negativi di farmaci chimici sul fegato. La pilosella e la curcuma proteggono i reni. 

Quest'anno sono stati individuati meno di 10.377 nuovi impianti con proprietà medicinali da parte del Kew Gardens Botanical Research Center (uno dei più grandi del mondo a Londra)!
Questo è il più grande aumento della storia: + 59% in un anno! I ricercatori sono troppo eccitati di questa incredibile raccolta di nuovi rimedi naturali. Ma come paziente, continui ad essere privata della maggior parte dei benefici della medicina vegetale.

Ma allora perché prendiamo sempre e solo farmaci con mille controindicazioni? Ecco la riposta. Le grandi guerre si fanno per grandi ideali e per denaro. Per me il vivere secondo natura è un ideale, spero di farne un vero lavoro e non so se ci riuscirò mai. Chiedetevi le case farmaceutiche quali ideali abbiano.


martedì 24 ottobre 2017

Lasciar andare


La verità è nel corpo. Camminando camminando tutto il mio corpo si è svegliato, ogni angolino sentiva dolore. Tutto l'acido, il nervoso, le contratture, le rigidità…
Che fatica andare avanti. Però piano piano, riconoscendo e lasciando andare, è passato.
E dopo mi sentivo leggera.
Non serve negare di provare un’emozione. Serve saperla riconoscere e descrivere.
La gelosia, il rimorso, il rimpianto, la rabbia, la paura: il morso interiore che divora, e che si trasforma in morso esterno che vorrebbe divorare. Parla di una fame e una incertezza primitiva.
Però siamo convinti che ci siano sentimenti che non devono esistere, allora li neghiamo.
Non funziona, la verità non va negata. Non sono sentimenti razionali, possiamo provarli per minuscoli dettagli. Riconoscerli sono il primo passo. Il secondo è non alimentarli.
Dopo averli riconosciuti li possiamo esplorare nel corpo, sentirne il sorgere, il bruciare e poi lo svanire. Quel fuoco nutre la nostra indipendenza.  Coltivarli invece produce rimuginio, ossessione, il senso di essere bisognosi oltre ogni limite.
Usare il corpo per trattenersi o negare trasforma la nostra espressività in una presa. Possiamo acchiappare ciò che vogliamo, ma non ciò che amiamo. Perché nell’amore ci deve essere una quota di libertà: non consumiamola rimanendo aggrappati.
“il sistema muscolare del bambino in crescita abbandona la naturale funzione di movimento e assume la funzione nevrotica di presa”. I muscoli si sviluppano eccessivamente per trattenere gli impulsi negativi e per controllare quelli naturali. (Alexander Lowen)





lunedì 23 ottobre 2017

Il movimento lento

Sono reduce da un cammino a tappe per me forzate per il sempre poco tempo, ma che mi ha totalmente rigenerata, dopo un fracco di dolori e dolorini in ogni dove.
Si è liberata la mente dai pensieri e dagli affanni, lo spirito ha volato, il corpo si è radicato.
E' il movimento lento, il cammino del pellegrini, l'ultimo tragitto in cui ho accompagnato mio marito Mauro ormai noto pellegrino, e che fa parte ormai anche del mio essere. Desidero insegnare a respirare alle persone che non possono fare quello che fa lui, per star bene! desidero aiutare a camminare e muoversi insieme a Giovanni Grisotti presidente nazionale dell'Associazione della medicina per la prevenzione primaria, e assieme a Nicola Coppolaro presidente della zona della Nordik walking e istruttore federale Fidal e Gymstick Italia.
Stiamo facendo progetti con Ambra Castellani, ospitaliera della Torre Merlata di Palestro e vi aggiorneremo…



martedì 17 ottobre 2017

La meraviglia della nostra voce


" La tua voce è una rappresentazione olografica di tutto ciò che sei che riflette il DNA personale ".

" Gli atomi e le molecole presenti nell'aria, vengono eccitati dalle corde vocali della tua laringe, creando una piccola perla di energia acustica che si espande rapidamente dalla bocca e corre via a circa 1126 Km. all'ora.


Quando si parla si crea luce infrarossa. 
La luce infrarossa porta con sé le modulazioni della tua voce alla incredibile velocità di 300.000 Km. all'ora.

A differenza del suono di una voce che diventa impercettibile dopo circa un chilometro, la luce infrarossa creata dalla tua voce si precipita nello Spazio dove viaggia per l'eternità, portando le tue parole o canzoni alle stelle".

John Stuart Reid

PS (grazie Assunta Bianciotto per questa dritta… ho approfondito ed è davvero meraviglioso!)

lunedì 16 ottobre 2017

Come fare a liberare la mente?

Perché la mente possa accogliere le novità, nel presente, ha bisogno di essere libera.
Come? rilassarsi, meditare: cosa non facile per gli occidentali frenetici e mentali.
Bellino l'esercizio che ho letto di recente: visualizzare il pensiero fisso, bruciarlo e fissarlo finché sparisce: poco efficace però.
Quando siamo stanchi accendiamo tutti la tele, pure io: così dopo siamo "rinco"!!!!!
Fa bene camminare, e la musica: da ascoltare, ballare, cantare, o fare il bagno di suoni con le campane tibetane.
Dico spesso alla mia mamma, per aiutarla a rilassarsi: ricordati di ridere, russare e "pettare" (oops)… come in ospedale, dove si raccomanda il "rutto libero" e anche il resto!
«Sano divertimento»: così lo descrive un mio caro amico molto per bene, il pianista e prof. M° Paolo Cavallo, che trova sempre il modo di farsi forza anche in grandi difficoltà,
Se non si può fare tutto questo o se ancora tutto questo non ci aiuta a liberare la mente, possiamo iniziare a respirare. Il ritmo del respiro ha intrinseco il "lasciar andare". Se non si espira soffochiamo, prima o poi si cede al lasciar andare dell’espirazione.
Si può lasciare andare il corpo: se stiamo aggrappati ad una contrazione del corpo, c'è anche una contrazione della mente.
We can lose control! Sì possiamo perdere il controllo. Che bello! Tanto è un'illusione che va a infierire sulle contrazioni del corpo. Tendiamo l'attenzione = tendiamo il corpo. Come un arco, o come un artiglio. Siamo gentili con noi stessi, suvvia!
Ridiamo. Se prendiamo le cose con un poco più di leggerezza, come un gioco, staremo meglio e magari ci divertiremo pure! Ridere fa lasciare andare il diaframma e di conseguenza tutte le contrazioni addominali. Da quando è che non ridiamo di gusto?
Info utile: un caro amico, Marco Gibello, fa corsi di yoga della risata. Fichissimo!
Nota bene: inutile angustiarci tanto, perché prima o poi tutto cambia!
Non possiamo fermare le onde dell'oceano, per fortuna!
"La legge dell’impermanenza è una legge di armonia". (Jack Kornfield)
Stare nell'attimo presente, nel sentire.
Sentire: percepire attraverso i sensi. Provare una sensazione fisica provocata da stimoli interni o esterni.
{[Invece:
 Pensare: esercitare l'attività del pensiero; meditare, ponderare, ragionare, riflettere. Riflettere: Rinviare per riflessione una luce, un suono; (…); soffermarsi col pensiero su qualcosa, considerare attentamente. Rimuginare: Elaborare a lungo nella mente con insistenza e in modo quasi ossessivo. (bleah bleah produce immondizia cerebrale)]}

Grazie di esistere!



Grazie a Serena Maccari che ha voluto condividere con noi la sua gioia e la sua meravigliosa famiglia, grazie che ha fatto una scelta coraggiosa di vita, grazie ai suoi meravigliosi bimbi Mariam e Hassan Francesco! grazie a Piera, Benny, Mara, Cinzia e a quanti si sono uniti al coro Joy.
Grazie a Simona che è tornata apposta dalla Liguria per donarci la sua musica ed armonia, grazie a Maxi e Manu, ad Antonella Kuota (foto by)… a Lodovico… alla Sudaku Band, a Katia di Venaria, ad Anna la Yogina, a Piero del'Uni3, ai fisarmoniscisti, a nonna Rosina… a tutti!
«Imagination. A world rebuilt by love Where people care The world becomes a home. Imagination. A world rebuilt by love Where pains are shared Together as well as the joys. Inspiration. I've got to love and live this way It's my chance To change the world in me. Inspiration. I've got to love and live this way It's my chance To change the world in me and all around».
https://www.youtube.com/watch?v=41ICcdFaWuU 

sabato 14 ottobre 2017

Evviva la medicina naturale!


 
Non dico di buttare "tutti giù per terra" i farmaci come nella foto … ma quasi!
Leggo ora un art. del dott. Jean Pierre Willelm, che descrive come lo tsunami dei farmaci ci sta facendo ammalare tutti, producendo una selezione forzata: non si sono mai viste tante malattie degenerative e con tanta frequenza anche tra i giovani, cancro, leucemia, diabete, asma, allergia, obesità, pubertà precoce ecc. Anche l'ONS se n'è accorta. Quindi "lode" alla medicina naturale:
(lascio il francese per correttezza di citazione e perché google traduce tutto)
  • «Elles recourent volontiers au concept de rééquilibrage énergétique ;

  • Elles s'intéressent non seulement à l'organisme malade mais aussi, et surtout, à l'être qui souffre ;

  • Elles prônent une prise en compte globale physique mais également mentale, parfois spirituelle ;

  • Elles sont « douces » par le choix thérapeutique peu agressif qu'elles proposent et le rapport privilégié qu'elles entretiennent avec le malade.

Partout dans le monde, des milliers de gens atteints du sida, du cancer, d'hépatites, de mucoviscidose, de sclérose en plaques ont vu leur sort complètement changé avec les médecines naturelles, et particulièrement les huiles essentielles.
Les médecines alternatives proposent un autre rapport à la maladie et d'autres modes de soins. Et leur attrait réside aussi, semble-t-il, dans ce qu'elles sont riches de représentations et de croyances sur l’être humain, le sens de l'existence, la place de l'homme dans l'Univers.
Le strict cadre de la santé, de la maladie, de la médecine est, ici, largement dépassé.
Dès lors, entre la médecine scientifique qui voudrait retrouver une dimension plus humaine et les médecines différentes en quête, pour la plupart d’une reconnaissance officielle, une évolution et des réaménagements sont de plus en plus probables».( dott. Jean Pierre Willelm)

Concludiamo con A. Shopenhauer: «tutta la verità passa attraverso 3 tappe: prima è ridicolizzata, poi violentemente contestata, infine accettata come evidente».

venerdì 13 ottobre 2017

Il respiro, una strada per consapevolezza ed equilibrio

Carissimi allievi/e, amici e persone che mi seguite,
vorrei condividere con voi una mia esperienza. Inizialmente ero sinceramente timorosa nell'accostarmi a questo lavoro, mi sentivo inadeguata e il peso della responsabilità mi pareva immenso. Ho innanzitutto lavorato tanto su di me, e sento che lo farò ancora, per anni, perché più vado avanti più ce n'è da imparare. Di sicuro si può accompagnare qualcuno su una strada solo se la si conosce bene.
Così in questi giorni mi son trovata ad accompagnare per un inizio di percorso una signora davvero amabile, con gravi disabilità ma molta forza e dignità. Mi ha ringraziata perché nel rivolgersi alle cure complementari che offro - come alcuni colleghi - ha scoperto un mondo intorno a sé che ignorava. Ma la cosa bella ed inattesa è che ha scoperto il mondo dentro di sé, ed è solo l'inizio, perché i dettagli e le informazioni che arrivano dal nostro inconscio e dal nostro Sé superiore sono inimmaginabili. E' un viaggio di esplorazione. Per una persona che non vede è ancora più bello e questo mi commuove.
Ci siamo dette quanto sarebbe bello poter fare sull'erba, all'aperto o in un bosco i nostri esercizi corporei, semplici, in piedi, tenendoci le mani. Me li ha descritti così: «mi fai muovere tutto senza che muova quasi niente».
E come si sente ora? riposa di più, respira meglio, è più lucida e attenta.
Provare per credere! Sono onorata di questo. Me lo voglio ricordare.
La mia mamma sta perdendo tanti ricordi e per rasserenarla le dico: ora sei più leggera. Ma lei soffre.
Eppure mi son sentita in colpa ed ho per anni il peso di tanto ricordare. Ho letto recentemente questa considerazione: «Non ha il significato di ricordare come memoria biografica. Ha piuttosto il significato del tornare continuamente presenti al nostro oggetto d’attenzione, del non farsi distrarre dai nostri giudizi, per ricordarsi la consapevolezza e la presenza».  Kabat Zinn chiama questo “la disciplina della memoria”.  La memoria del presente. Qui ed ora. E' lieve.
Buon w-e a tutti, domenica cantiamo per il battesimo di due bimbi meravigliosi, Mariam ed Hassan! che da Lassù abbondino le benedizioni. Venite a cantare con noi. Ecco i canti, da aggiungere E sono solo un uomo di don Giosy Cento che è nei libretti della parrocchia che ci ospita.

lunedì 9 ottobre 2017

Per stare bene "tutti interi"

Come il nostro corpo non è composto di pezzi separati, così noi stessi non siamo "mente" da una parte, "fisico" dall'altra, "emozioni" da un'altra parte ancora e così via…
Proponiamo quindi un lavoro di integrazione di noi stessi con alcuni insegnamenti legati alla breaththerapy e voice healing: una respirazione profonda e consapevole, non solo limitata all'esercizio ma condotta nel quotidiano porta un miglioramento del benessere generale, e con alcune accortezze ci difenderà dai freddi in arrivo con l'autunno inoltrato. Entreremo in contatto con noi stessi in profondo, senza timori, mettendo in pace il nostro essere, utilizzando respiro e brevi vocalizzi, per concludere con il rilassamento con il bagno di suoni.
I nostri allievi garantiscono un sonno migliore nella notte, un'attenzione più facile da raggiungere nel giorno, e forse una vita un poco più lieve. In fondo basta poco per aver cura di sé e volersi bene, e così amare anche di più gli altri.
angelica1212.oneminutesite.it

venerdì 6 ottobre 2017

Ricominciano ai primi di novembre le lezioni all'Uni3 di Pinerolo

L'"università delle tre età":  è l'Uni3, una realtà viva e attiva a Pinerolo.
Ringrazio con affetto la presidente prof. ssa Liliana Rasetti che stimo molto. La ringrazio per l'apertura e la fiducia accordatami in questi anni per aver scelto di affidarmi la conduzione di un corso sicuramente originale e innovativo nella nostra zona. Specialmente per persone spesso non giovani (ma ci sono anche giovani!) e con difficoltà di vario genere che possono, migliorando il respiro e vocalizzando, trovare sollievo ed anche migliorare, oltre ad affiancare cure relative a patologie dell'apparato fono e respiratorio.
In novembre inizia il terzo anno consecutivo delle lezioni di respiro e voce tenute dalla sottoscritta, con sede presso il Seminario vescovile, il mercoledì mattina, con cadenza quindicinale, dalle ore 9,30 alle ore 11,30.
Ho proposto il n. chiuso perché vorrei seguirvi uno ad uno ma chi verrà sarà ben accolto. Raccomando di portarsi calzettoni tappetino e ciò che vi occorre per poter fare un lavoro su di sé semplice ma accurato, anche da seduti se ci sono problemi di deambulazione.
A presto carissime/carissimi allievi. Non vedo l'ora di riabbracciarvi.
Con affetto
Angelica Pons
angelica1212.oneminutesite.it

martedì 3 ottobre 2017

«Questa roba di me è brutta e la cancello»: Invece no.


 «Cancellare qualcosa che esiste è molto dispendioso, spesso inutile e superfluo. Perché quello che esiste si ribella e vuole essere visto e sentito». Vuole tornare a farsi vivo. Molto meglio partire da quello che esiste e chiedere che cosa vuole dirci. E, forse, accettare che la direzione non può essere sempre e solo dettata dalla volontà ma, anche, dalla spontaneità. Quello che viene spontaneo non sempre è da correggere. Spesso è da seguire per comprendere la direzione naturale di crescita.

Sforzarsi e Fluire:
Quello che facciamo con sforzo è retto dalla volontà, quello che facciamo con spontaneità ha la qualità del fluire. «Quando un’attività ha la qualità del fluire appartiene all’essere. Quando ha la qualità dello spingere appartiene al fare. […] Un’attività che per essere svolta richiede una pressione è dolorosa perché […] impone uno sforzo cosciente grazie all’uso della volontà». (A. Lowen
)
Ma… possiamo avere comportamenti spontanei che non vorremmo e comportamenti volontari che invece preferiamo: per esempio possiamo preferire quando facciamo attività fisica o quando riusciamo a smettere di fumare. Come imparare allora a partire dagli aspetti spontanei anziché dalla volontà?

4 step:
1) Osservare quello che c’è senza giudicare.
2) Mettere l’intenzione, con precisione.
3) Esercizio e flusso: imparare dall’esperienza.
4) Seguire il processo: «il cambiamento non è un atto unico ma un processo e quindi dobbiamo ripartire dall’osservare gli avanzamenti e le pause, o anche i ritorni indietro, senza giudicarli ma con l’intenzione di imparare dal processo la direzione verso la quale ci stiamo muovendo».

(cit. N. Cinotti)

«Sì, Sì» «No, No»

… dire è bellissimo, specialmente quando è detto con consapevolezza. Lo è se èvero, e non per far star zitta una persona insistente. Il è meraviglioso - per esempio nelle nozze - perché dichiara l’accettazione che nasce da una scelta.
Spesso non diciamo di no per la paura che questo comporti il non essere amati.
Anche dopo che l'abbiamo detto ce lo rimangiamo, rinunciamo al nostro no perché timore di sentirci in colpa. Il che ne deriva non è accettazione, ma rinuncia. «Il primordiale senso di colpa nasce dal sentire di non essere amati. L’unica spiegazione che un bambino può dare è di non meritarsi l’amore». (cit. A. Lowen)
Con la corenergetica si fanno tanti esercizi accompagnati da “sì” e “no”. Le accompagniamo con esercizi e movimenti perché hanno - così mi pare - una radice corporea. Spesso le persone trovano imbarazzante tornare a quei gesti, a quelle parole, a quei suoni che associano ai bambini. Preferiscono comportarsi da bambini nella vita reale, piuttosto che far crescere la loro parte bambina nella palestrina, o in uno spazio protetto di lavoro su di sè. Eppure l’accettazione significa anche e soprattutto questo: partire da dove siamo e scoprire che possiamo andare in tutto il mondo!
A volte ci sentiamo presi da due correnti opposte. Abbiamo l’impressione che una parte di noi che rema contro, per auto-sabotarci per esempio con una piccola – o almeno apparentemente piccola – dimenticanza. Moltissime volte, almeno per me. Volte in cui ho perso un biglietto aereo, altre in cui ho perso le chiavi  Perché? forse siamo consapevoli del gioco che vogliamo giocare con la volontà ma non siamo consapevoli di quello che vuole la nostra parte che va in ansia. Quella che ripete sempre gli stessi errori. Quella che vorrebbe essere vista ma che ha, anche, paura di mostrarsi.
Così potremmo facilmente dire, in molte occasioni, che ci sono due giocatori. Quello che fa il gioco della volontà e quello che fa il gioco inconscio. E che, spesso, non sappiamo chi gioca meglio. A volte ci sabotiamo con la volontà, altre volte con l’inconscio.
Perché?
I bambini quando giocano da soli fanno parlare i loro personaggi. A volte si raccontano che cosa stanno facendo: c’è una parte più grande che guida un’altra parte che sta crescendo. La parte “grande” ha l'aspetto del genitore interno. «Le regole di quel genitore magari non sono ancora le regole del bambino ma lui le sta introiettando e se le ripete così, dando voce ai personaggi del gioco. O raccontandosi sommessamente cosa deve fare» (cit. B. Cinotti).
Anche per gli adulti è così, solo che questa voce interna è diventato il nostro giudice interiore, spesso molto severo.
C'è ancora un altro aspetto di divisione: spesso separiamo la mente dal corpo. Per essere più produttivi. Per trattare il dolore emotivo che, altrimenti, potremmo temere di non poter sorreggere. Perché mettiamo il  pilota automatico.
Quindi i giocatori - della nostra stessa partita - sono due o anche di più.
Non c’è bisogno di scegliere tra un giocatore e l’altro. Basta essere consapevoli della presenza di entrambi e, soprattutto, smettere di usare l’autocritica per imparare qualcosa di nuovo.
È un metodo che non funziona: è ufficiale
«Costruiamo muri dietro ai quali nascondersi, per proteggerci dall’essere feriti, per tenere dentro il nostro dolore. Sfortunatamente questi muri ci imprigionano». (Alexander Lowen)
Ci imprigioniamo da soli! (continua)
Anzi, per citare "Galline in fuga": «la gabbia è nella nostra testa!» (dice la gallina rossa e ribelle)


lunedì 2 ottobre 2017

Urgenza di discernimento e chiarezza

Per me ora le informazioni passano dal corpo, dal sentire, non solo più dalla mente, anzi quelle della mente le filtro con il corpo. Perché così vedo chiaro. La mente mi ingarbuglia la marea di informazioni e questo produce ansia e mancanza di chiarezza. Ora come con l'acqua limpida e fresca:  non che sia facile e immediato, c'è un sacco di lavoro da fare e che sto facendo su di me, di scavare e setacciare e discernere. Ma quello che mi suscita una reazione di sentire, proprio nel corpo, nel qui ed ora, arriva chiaro ed è bellissimo. Anche doloroso: se non sono aperta ad accogliere non arriva nulla, e non è detto che sia tutto bello, ma fa parte del gioco! Perciò meglio stare aperti, emozionarci e sentire, anche l'acqua gelida di Liguria e il tepore del sole…
Una mia cara amica Irene, art counselor, mi ha proposto di leggere, di padre Miguel Ruiz, "I quattro accordi"… pensavo fossero di musica ed invece sono di vita: gli accordi che possiamo prendere con noi stessi per produrre ed essere armonia.
Mi sono piaciuti molto e ve li trasmetto così come li ho ricevuti, sperando vi siamo utili
1) sìi impeccabile nella parola (come diceva Gesù: «il vostro parlare sia sì, sì, no, no»)
2) non prendere nulla in modo personale (noi per primi trasmettiamo cose che fanno parte della nostra realtà, non di quella altrui, come se parlassimo a noi stessi, quindi faranno così anche gli altri, no?)
3) non supporre nulla (quanti film che ci facciamo per una parola detta o addiritutta immaginata)
4) fai il meglio che puoi (nelle tue possibilità, non esagerare quasi da schiattare)
Vi aspetto giovedì sera per il Novilunio di autunno. Chi ci sarà?
angelica1212.oneminute.it

martedì 26 settembre 2017

A tutti voi l'invito per il Plenilunio

Dopo il buon risultato del lavoro condiviso in occasione dell'Equinozio, approfondiamo e impariamo a conoscere noi stessi ed a prenderci cura di noi attraverso il respiro, il suono e le vibrazioni della propria voce e delle campane tibetane, seguendo i ritmi della natura.
Con Annalisa Zini, laureata in psicologia e naturopata, musicista di campane tibetane.
E con me!
Stesso posto, stessa ora, prenotarsi in anticipo, costi davvero modici!

venerdì 22 settembre 2017

L'arte di trasformare le ferite in bellezza

Abbiamo tutti ferite e segni lasciati dalla vita, dall'esperienza, dal tempo. Fisiche, emozionali, spirituali. C'è chi le maledice, io le ringrazio.
Basta vergognarsi delle ferite e piangersi addosso. Andiamoci dentro. In esplorazione.
Perché è da queste ferite che mi sono formata, è nell'affrontarle e conoscerle che mi conosco, e solo così posso guarire. Questo è il lavoro che ho fatto su di me in anni di corsi, di musica e disegni, di approfondimenti e poi di terapia. Sì. Perché non si può pensare di accompagnare qualcuno se non si conosce la strada. Il sentiero mio l'ho trovato. Ringrazio di cuore i miei insegnanti Carlo Gibello, Valentina Sanna, e poi anche Assunta Bianciotto, e Cristina Raso e anche Lorenza, e tutti coloro che mi hanno insegnato e a volte pure ferito. I miei migliori maestri!
www.scuolalacommedia.it
E' così che nascono opere d'arte, come nella pratica giapponese "Kintsugi" = oro e ricongiunzione: «rompendosi, la ceramica prende nuova vita attraverso le linee di frattura all’oggetto, che diventa ancora più pregiato. Grazie alle sue cicatrici. L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del kintsugi.
Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono frantumandosi in mille cocci, noi li buttiamo con rabbia e dispiacere. Eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto».  (cit.) 

… Grazie a Federica Maccari che mi ha dato questo spunto: prezioso!
Quest’arte giapponese prescrive l’uso di un metallo prezioso, oro, argento liquido o lacca con polvere aurea, per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltando le nuove nervature create. La tecnica consiste nel riunirne i frammenti dandogli un aspetto nuovo attraverso le cicatrici impreziosite. Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano e che vengono esaltate dal metallo. Conosco anche un modo molto più povero di decorare, utilizzando i gusci rotti delle uova. Sempre parte della cultura orientale.
A proposito, ora mi vado a fare una tisana di tulsi, basilico indiano antiemorragico e pare che aiuti la chiaroveggenza, chissà che cosa scoprirò!
… Ecco, ancora un grazie alla mia amica erborista Serena Castagno che me l'ha trovato, e pure alla mia dottoressa di ayurvedica Cristina Minniti, ematologa, straordinaria persona.

martedì 19 settembre 2017

Quando il cell è il ns miglior amico

Abbiamo il wi-fi nel cervello!

Non se ne parla, ma è un fenomeno mondiale!
Questo problema globale si chiama iper-elettrosensitività: il 2-5% della popolazione è già interessato. Gli studi più recenti riportano ancora più preoccupanti cifre: 11,3% a Taiwan e 8-10% in Germania nel 2010. Non ci sono dati affidabili per la Francia e l'Italia ... il che suggerisce statistiche ancora più allarmanti. Dal 2005 l'ONS riconosce il problema ma non si fa nulla.  
Attenzioe: c'è un campo elettrico naturale sulla superficie della terra creata dalle cariche elettriche presenti nella ionosfera (strato dell'atmosfera costituito da particelle cariche). Ciò comporta una costante elettrificazione dei nostri organismi a causa di un accumulo di cariche elettriche responsabili di sintomi diversi e vari. Inoltre, tutte le funzioni del nostro corpo sono controllate da piccoli impulsi elettrici a bassa frequenza. Infine, siamo costituiti dall'acqua del 70% e quindi ci comportiamo come un formidabile conduttore elettrico.
Le onde son dappertutto, si parla di "elettro-smog".
Sintomi reali: turbe del sonno, turbe cardiache, mal di testa, stanchezza, difficoltà di memoria e concentrazione, calo d'umore, depressione. Alcuni sono più soggetti: queste persone sono   spasmofili. Queste onde dannose abbassano i loro minerali: il calcio, il magnesio e il potassio scambiati con il sodio nelle cellule, dal fenomeno della pompa di sodio/potassio delle membrane. Il potassio è importante perché interviene nelle cellule dell'orecchio interno e nel cervello. Praticamente tutti gli elettrosensibili sono altamente allergici, che possono essere verificati mediante test di allergeni e livelli di eosinofilo nel sangue. E la maggior parte dei casi persone elettrosensibili sono allergiche a molte sostanze: farmaci, pesticidi, erbicidi, metalli pesanti, varie piante e pollini, vespe, api, acari ecc. Sembrerebbe anche che questa sensibilità allergica/elettromagnetica acquisita possa essere trasmessa alla discendenza.
Per limitare i danni:
  • 1. Eliminare le onde elettromagnetiche in casa e sul posto di lavoro per quanto possibile; isolare il contatore elettrico. 
  • 2. Utilizzare il meno spesso e il più a lungo possibile i telefoni cellulari e wireless, e spegnere lo smartphone di notte. 
  • 3. Utilizzare un orologio senza un meccanismo di quarzo la cui emissione elettromagnetica è troppo rigida per le vibrazioni armoniose del nostro corpo. 
  • 4. Indossare calzini in tessuto naturale, calzature con suole in pelle che non isolano dal suolo. 
  • 5. Evitare l'abbigliamento di fibre sintetiche. 
  • 6. Fare rilassamento, esercizi di respirazione in campagna. 
  • 7. Bagnarsi mattina e sera per rimuovere l'elettricità statica dal corpo, camminare sulla rugiada mattutina con i piedi nudi. 
  • 8. Se vivi in città, trovare il dispositivo collegato al pavimento dell'edificio, tenerlo un poco in mano: permette di eliminare l'elettricità statica memorizzata.
Si possono anche utilizzare i minerali per ridurre l'inquinamento elettromagnetico.
Per neutralizzare i telefoni senza fili, terminali wifi, computer portatili o desktop, contatori elettrici e qualsiasi altra fonte di problemi simili, due pietre si distinguono per le loro proprietà, tormalina e shungite:
• La Shungite è dotata di virtù notevoli. La più importante sarebbe quello di proteggersi dall'impatto nocivo delle onde elettromagnetiche. Nel complesso migliora, protegge, neutralizza e rigenera.
• La Tormalina viene utilizzata nell'industria per i suoi effetti elettrici e foto elettrici, grazie alla presenza nella sua struttura di cariche negative e positive perfettamente allineate. Il suo campo magnetico statico naturale attrae la polvere dall'aria.

«In pochi anni, ognuno di certo direbbe che era ovvio e che dobbiamo proteggersi da tutto questo. Ma oggi è come gridare nel deserto» (Dr. Jean-Pierre Willem, da cui è tratta la maggior parte di questo post e che ringrazio personalmente per gli aggiornamenti)

sabato 16 settembre 2017

Coltiviamo il giardino del nostro sé: il piacere di vivere

Proponiamo un'esperienza in sinergia per coltivare il piacere di vivere. Per vivere il cambio di stagione con consapevolezza. Si approfondirà la conoscenza di sé attraverso il respiro profondo; si userà la voce con vocalizzi di suoni tibetani di guarigione (chi non sa cantare è il benvenuto). Si entrerà in contatto con il nostro "femminile" attraverso il movimento e con il bagno di campane tibetane. Il lavoro verrà condotto insieme con Annalisa Zini. 
Vestitevi di rosso e prenotatevi urgentemente.

martedì 12 settembre 2017

A chi mi chiede: per il reflusso?

(mi sono avvalsa di un'icona con didascalie in castigliano, ma si capisce molto bene quello che accade all'interno del nostro tubo digerente in prossimità dello stomaco...)

Alimenti No per il reflusso gastroesofageo

Arancia (e succo o bibita)
Limone (e succo o bibita)
Pompelmo (e succo o bibita)
Mirtilli (e succo o bibita)
Pomodori (e succo o bibita)
Cibi piccanti
Patate in insalata/patatine/purè di patate
Cioccolato
Caramelle
Biscotti al burro/al cioccolato
Cioccolato
Frittelle e cibi fritti in generale
Condimenti grassi
Pasta con formaggio
Panna acida
Gelato
Formaggio molle fresco
Liquori
Vino
Caffè

Alimenti Si per il reflusso gastroesofageo

        Mela fresca, secca, e succo di melaì
        Banana
        Carote
        Cavolo
        Piselli
        Broccoli
        Fagioli verdi
        Patate bollite
        Pane bianco, integrale e di segale
        Riso bianco e integrale
        Cous cous
        Crackers dolci/salati
        Dolci di riso
        Cereali all’avena e alla crusca
        Patate al forno
        Biscotti senza grassi
        Liquirizia
        Carne magra
        Bistecca
        Petto di pollo
        Bianco d’uovo
        Pesce fresco
        Formaggi cremosi senza grassi
        Feta
        Formaggi di capra
        Formaggi alla soia
        Acqua minerale

Lo stress si misura? eh sì!

Il Questionario per sondare la quantità di stress

 

  • 1. QUANTO SPESSO SPERIMENTI SITUAZIONI STRESSANTI?
  • 2. QUANTO SPESSO TI SENTI STANCO SENZA UNA RAGIONE ?
  • 3 .QUANTO SPESSO DORMI MENO DI 8 ORE PER NOTTE?
  • 4. QUANTO SPESSO TI SENTI ANSIOSO O DEPRESSO?
  • 5. QUANTO SPESSO TI SENTI SOPRAFFATTO DALLE COSE O CONFUSO?
  • 6. QUANTO SPESSO SENTI MENO DESIDERIO SESSUALE RISPETTO AL NORMALE?
  • 7. PRENDI PESO CON FACILITA’?
  • 8. SEI A DIETA?
  • 9. SEI ATTENTO ALLA QUALITA’ DEL CIBO CHE MANGI?
  • 10. QUANTO SPESSO DESIDERI CARBOIDRATI (DOLCI O FARINACEI)?
  • 11. QUANTO SPESSO HAI DIFFICOLTA’ DI MEMORIA O DI CONCENTRAZIONE?
  • 12. QUANTO SPESSO HAI MAL DI TESTA TENSIVI, O TENSIONE MUSCOLARE AL COLLO, SPALLE O MANDIBOLA?
  • 13. QUANTO SPESSO HAI PROBLEMI DIGESTIVI, FLATULENZA, REFLUSSO GASTRICO, ULCERA GASTRICA, COSTIPAZIONE O DIARREA?
  • 14. QUANTO SPESSO TI AMMALI O PRENDI RAFFREDDORI O INFLUENZA?



Per ogni risposta negativa = 0
Per ogni risposta "a volte" = 1 
Per ogni riposta "spesso"= 2 
Punteggio da 0 a 5 = basso rischio di stress
Punteggio da 5 a 10 = rischio moderato
Punteggio superiore a 10 = sei sotto stress, sarà meglio fare qualcosa per star meglio


(cit. Cinotti N.) 

sabato 9 settembre 2017

Il vaso di Pandora




Vi racconto una storia fantastica.
C'era una volta Prometeo, un titano, ossia uno dei figli di Urano e Gea, il cui nome vuole dire "colui che prima pensa". Questi, spinto dal desiderio di rendere gli uomini indipendenti dagli Dei e più coscienti di se stessi, ruba con l’inganno il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini.
 Zeus punisce Prometeo incatenandolo ad uno scoglio e facendogli  divorare il fegato da un aquila di giorno, mentre di notte ricresce, così che l'aquila se ne possa cibare anche il giorno seguente (mmh).

Per punire gli uomini, invece, ordinò ad Efesto di plasmare una bellissima ragazza, Pandora (="tutti i doni"), alla quale gli Dei infondono ogni sorta di virtù.
 Ermes, tra gli altri, le aveva donato la curiosità, e venne poi incaricato da Zeus di condurla dal fratello di Prometeo, Epimeteo (="colui che riflette in ritardo").
 Prometeo avvisò Epimeteo di non accettare doni da Zeus, ma lui non ascoltò e sposò Pandora e ricevette anche un misterioso vasod a non aprire, solo in custodia.
 I due vissero per lungo tempo felici e contenti, ma Pandora era curiosa: che cosa c’era all’interno quel misterioso vaso? E un giorno non resistette e lo aprì, seguendo inconsapevolmente l’astuto piano di Zeus. Da esso uscirono tutti i mali del mondo, (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, l’odio, la menzogna, l’avidità, l’accidia ecc.) che si abbatterono sugli uomini.
 Sul fondo del misterioso vaso rimase solo la speranza che uscì per ultima per alleviare le lacrime e la sofferenza dei mali.
La mitologia è come un bellissimo codice di saggezza.
 «Essa nasce dall’uomo ed è scritta dall’uomo, per favorire l’evoluzione e il miglioramento della vita dello stesso» (cit).
Dentro ciascuno di noi custodiamo un vaso come quello di Pandora, dentro cui sono nascosti - perché non ci piacciono e ce ne vergognamo - i dolori e le ferite di queste ed altre vite, con le incomprensioni, i peccati, i vizi, gli errori, come li vogliamo chiamare.
Al contrario del mito sarebbe opportuno aprirlo, ma non da soli: aprirlo con una guida, un poco per volta, sanando, conoscendo, imparando, ripulendo. Trasformando.
Perché sennò si aprirà da solo, forzatamente spinto da una crisi. E allora… boooooommmmmm
Questo mi pare possa essere il significato di una crisi. Se non lo affrontiamo e risolviamo ritornerà ancora e ancora e ancora. Se invece impariamo, faremo un passo avanti nella nostra crescita.
Ho trovato come: con le istruzioni! Facili, non semplici.
Grazie alla http://www.scuolalacommedia.it/

venerdì 8 settembre 2017

La De-Pressione: un'invenzione… reale


Si usò per la prima volta questo termine a metà '800 in un contesto medico: era il periodo storico dei motori a vapore, delle locomotive, di Jules Verne. Fu lì che abbiamo cominciato a confrontare il corpo umano con una macchina con le sue valvole, i suoi pistoni, le sue pressioni e le sue depressioni.

 Si credeva che tutto sarebbe stato risolto in questo modo.

 La pressione diminuisce = il motore rallenta. Per riavviarlo basta "ripristinare la pressione". 

Abbiamo quindi cominciato a vedere la grande stanchezza e la caduta del morale come problemi meccanici.


Charles Baudelaire la definiva lo "spleen" la noia di vivere, termine che unisce il greco e l'inglese (= milza).
Già migliaia di anni fa si parlava di malinconia, tristezza, disperazione.

 Il periodo più pericoloso della vita
, una sensazione definita come "essere alla fermata".

 Questa sensazione è comune. Il periodo tra i 40 ei 60 anni è quello di "illusioni perdute" e la depressione è statisticamente osservata in questa fascia di età, sin cui si sente ancora il "dovere" di avere successo, ma si può già avere l'impressione che non ci si arrivi.
Intorno a sé si vede chi trionfa, con la nostra stessa età e meno talento. Questo può dare un complesso di inferiorità. Inoltre, questa era l'età in cui i problemi obiettivi della vita cominciano ad imporre se stessi. Questo è il momento dei primi problemi di salute.
È anche la menopausa, per le donne. Il periodo che la mia amica Chetty di New York definisce "Krono".

Si iniziano anche ad incontrare le vere sfide con i bambini che crescono e portano grandi preoccupazioni. Con i  genitori che iniziano ad avere veramente bisogno di noi. Spesso accade in questa fase il fallimento professionale o coniugale: è sempre più difficile pensare che il futuro ha buone sorprese per noi che cancellerà tutto!

Un altro punto, molto importante anche se raramente menzionato: fino a 40 anni, possiamo invocare gli "errori della giovinezza" per scusare le sue sciocchezze, le sue debolezze, più o meno serio. Ma dopo 40 anni ... è meno credibile.
Contrariamente agli altri e a sé, non si può più sfuggire troppo dalle proprie responsabilità. Non possiamo più dire che non sapevamo, che siamo stati ingannati dalla inesperienza.
Così, naturalmente, comincia a accumulare il peso del rimorso, la consapevolezza che il tempo dell'innocenza è sicuramente dietro di noi ... È allora una "crisi" dove si perde tutta l'energia, voglia combattere. Si sente svuotato, si pensa che niente ha senso, si perde il gusto delle piccole cose che ci hanno distratto e ci ha dato piacere. Si può perdere il sonno, un gusto per la vita.
Al minimo evento, tutto crolla.
«Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura», dice il grande Dante.
Ho scoperto con mia somma sorpresa che la crisi può essere un'enorme opportunità.

E di questa opportunità vi racconto la prossima puntata!

lunedì 4 settembre 2017

Quanto è difficile dire di no


Tempo fa ho scoperto quanto sia difficile dire di no per alcune persone. Ero già tutta trulla pensando: "come sono brava, per me è facilissimo, anzi!". Poi, riflettendoci, mi sono accorta che a volte sto zitta per non urtare l'altro, per non mettermi troppo in gioco, per quieto vivere. Accetto consuetudini per "finto amore". Rinuncio a me, in cose piccole, ma sì. Alcune abitudini sono come il tacito consenso ad un "si fa come al solito" che in realtà non ho scelto.
Come nel guidare si conoscono già i gesti e si innesca l'abitudine (pilota automatico!) così nella vita.
Se perdiamo l'attenzione però andiamo a sbattere!
Rompere una consuetudine fa bene. Perché così si è più presente e ci si gode di più il momento.
«Perché le cose cambino bisogna cambiare qualcosa» ha detto una nostra stimata insegnante, Benedetta, citando qualche saggio.
Ci sto provando. Anche se so già che ci ricasco, perché la strada vecchia mi dà un'illusoria sicurezza e a volte ci ritorno. Ma ogni piccolo sforzo porterà frutto in sé anche se non so dove porta.
Sarà sempre più facile.
Perché? Le abitudini trasformano il nostro cervello in un groviera: sono buchi.

«L'abitudine ci dà un rassicurante senso di dipendenza che spesso supera la nostra capacità di dire di no e di cambiarla. Dietro a questa difficoltà sta la paura di rimanere esclusi, tagliati fuori, la paura – vecchia compagna – di perdere qualcosa o qualcuno. Così diciamo sì, senza discriminazione a cose che ci toglieranno energia per noi. Diciamo sì alla ripetizione di vecchi schemi. Diciamo sì per principio e un po’ automaticamente, salvo poi pentircene amaramente alla fine della giornata». (cit. N. Cinotti)
Ho trovato una strategia interessante, e ve la propongo.
1.    Dire no come modo di prenderci cura di noi, con compassione. Ripetendo questa abitudine mi rispetto? Oppure serve più all’altro che a me così me lo tengo buono e magari mi vorrà un po' bene? (=elemosina!).
2.    Mi dò il permesso di decidere a a cosa dire no: favori assurdi, lavori gratis… persone che risucchiano, situazioni in cui sto scomodo e che mi condizionano negativamente.
3.    Filtro SI: SCELGO di dire di sì solo alle cose che ci ispirano, alle persone che ci nutrono, ai piani che sostengono e realizzano i nostri sogni e il nostro benessere. Anzi, faccio la lista…
4.    … perché così non cerco scuse: ho delle cose prioritarie, quindi: “no, grazie”
5.    «Immagina il futuro. Se proprio sei in difficoltà prova ad immaginare come ti sentirai dopo aver detto di NO e come ti sentirai dopo aver detto di SI e scegli la situazione in cui ti senti meglio. Puoi anche offrire un compromesso tra la richiesta dell’altro e la tua esigenza: non siamo sempre obbligati!» (cit)

Aggiungo: se scegliamo, se facciamo pulizia, avremo molta più energia.
E anche tempo!
Il tempo è un patrimonio limitato.
Il momento è adesso!

martedì 22 agosto 2017

Quando capita che ci si accorge dopo di qualcosa che si è fatto…

Grazie all'esperienza con la scuola di counselling La Commedia sto accorgendomi di quanta totale inconsapevolezza mi ha accompagnato e tutt'ora fa parte della mia vita… per non parlare di quante volte più o meno volontariamente mi "assento" dalla realtà.
E a voi quante volte è capitato di accorgervi dopo di quello che avevate fatto?
Con le nostre azioni urtiamo, senza accorgercene, i sentimenti di qualcun altro e le conseguenze diventano visibili solo più tardi.
Si chiama "ritardo temporale".
Annebbia la comprensione di come abbiamo contribuito a creare il problema a cui, in seguito, cercheremo di portare rimedio.
La tecnologia virtuale produce inoltre un effetto dis-inibitorio.
Alcune delle nostre abilità sociali si basano sul contatto visivo per cui quando siamo in una relazione virtuale non riusciamo a mantenere attive queste capacità. La nostra struttura neurologica è costruita sulle interazioni facca a faccia e non sulle e.mail o sugli sms o whatsapp. Quando siamo in una relazione reale il nostro cervello legge i messaggi corporei e non verbali e li utilizza per comprendere in maniera più articolata la comunicazione che, come sappiamo è fatta per il 15% di contenuto verbale e per il restante 85% di contenuto non verbale. Se siamo in una comunicazione virtuale il nostro cervello perde la possibilità di leggere questi messaggi ed è meno in grado di stare in un corretto processo di decision making.
La cyber disinibizione comporta che le emozioni vadano fuori controllo. Se siamo irritati, cosa che normalmente riusciremmo a controllare, in maniera virtuale diventiamo invece una furia emotiva. E se questo accade ad un adulto, per un adolescente – che attraversa una fase a basso controllo emotivo – diventa ancora più difficile.
Cosa fare? stacchiamo un attimo: prendersi una pausa prima di inviare un messaggio per "sentire" la persona che lo riceverà e immaginare come è probabile che si senta e quali possono essere le sue intenzioni. Aiutare a sviluppare consapevolezza rispetto ai processi di decisione. Aiutare a rispondere riflessivamente, sono tutti mezzi che possono migliorare l’uso della tecnologia.
E poi direi: incontriamoci, parliamoci, abbracciamoci, litighiamo pure!

martedì 1 agosto 2017

Il nostro secondo cervello: l'intestino


La mia mamma per ogni emozione sgradevole ha una colica. E' talmente sensibile…
Mi è venuto in mano questo schemino molto facile che fa capire quanto è importante il lavoro degli abitanti buoni del nostro intestino. E' immediato anche capire come fare per aiutarli.
Ora che - spero - siamo in vacanza, prendiamocene cura.

Ne approfitto per passarvi una storiella spassosa che mi aveva insegnato… il mio papà! proprio così!

La vera storia del capo

Quando fu creato il corpo umano, tutti gli organi presentarono domanda perché fossero eletti a capo di esso.
Disse il cervello:
Io sono l´intelligenza e trasmetto gli ordini a tutto il corpo ed è giusto che sia io il capo.
Lo stomaco disse:
Io trasformo in energia tutti i cibi, quindi è giusto che sia io il capo.
Le gambe dissero:
Noi sfruttiamo l´energia resa dallo stomaco e muoviamo il corpo, quindi è giusto che siamo noi il capo
Di seguito tutti gli organi presentarono tutte le loro motivazioni piú o meno valide per diventare il capo.
Ma, quando toccó al buco del culo tutti scoppiarono in una grande risata.
Allora il buco del culo indispettito si mise in sciopero e non fece piú lo stronzo, cosí in poco tempo tutto il corpo stava male.
Il cevello divenne febbricitante. Lo stomaco aveva crampi e le gambe non si reggevano piú.
Cosí, prima di giungere alla morte, tutti gli organi decisero all´unanimità che fosse il buco del culo a fare il capo e ricominció a fare lo stronzo.
MORALE:- Non c´è bisogno di un genio per fare il capo, basta che ci sia qualcuno a fare lo stronzo.